Il parassita della leishmaniosi diventa un vettore per inibire l’Alzheimer
Un team di ricercatori dell’Università Statale di Milano ha scoperto un alleato inaspettato nella lotta contro l’Alzheimer: la Leishmania infantum. Lo studio, pubblicato sul Journal of Neuroinflammation, rivela che questo parassita possiede la capacità unica di “spegnere” l’infiammazione cerebrale.
La scoperta: un “interruttore” naturale
Il cuore della ricerca riguarda la microglia, ovvero le cellule immunitarie che proteggono il nostro cervello. Nell’Alzheimer, queste cellule reagiscono in modo eccessivo alla proteina beta-amiloide, creando un’infiammazione cronica che danneggia i neuroni.
Gli scienziati hanno scoperto che il parassita della Leishmania infantum riesce a:
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Infiltrarsi nelle cellule senza allertare il sistema immunitario.
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Bloccare l’inflammasoma NLRP3, il principale meccanismo che scatena l’infiammazione tossica.
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Ridurre la produzione di sostanze nocive (come l’ossido nitrico) che uccidono i neuroni.
Perché è importante?
L’obiettivo non è ovviamente infettare i pazienti con la leishmaniosi, ma “copiare” i trucchi del parassita. La Leishmania si è evoluta per millenni per sopravvivere indisturbata nel corpo ospite; isolando le molecole che usa per calmare l’infiammazione, i ricercatori sperano di creare nuovi farmaci bio-ispirati.
I prossimi passi
La ricerca, coordinata dalla dottoressa Estefanía Calvo Alvarez, ricercatrice del dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari Rodolfo Paoletti dell’Ateneo, si sposterà ora sui modelli animali. L’obiettivo finale è identificare le singole molecole prodotte dal parassita per trasformarle in una terapia selettiva e sicura, capace di proteggere il cervello dei pazienti affetti da Alzheimer.
Sentiamo la d.ssa Estefanía Calvo Alvarez intervistata al Fizz Show in esclusiva.





