Quella volta che Alberto Sordi mi confessò il suo “no” all’Accademia
Ci sono interviste che sono semplici scambi di battute e poi ci sono conversazioni che si trasformano in veri e propri pezzi di storia dello spettacolo. È quello che succede quando al telefono, direttamente da Roma, risponde una voce che è patrimonio della cultura italiana: Alberto Sordi.
In questa chiacchierata esclusiva, l’Albertone nazionale si concede con la sua travolgente ironia e quella inconfondibile risata che ha accompagnato intere generazioni. Tra una battuta sul meteo e un accenno alle sue giornate “mistiche”, Sordi apre il cassetto dei ricordi per celebrare il suo primo, grande e mai dimenticato amore: la radio.
“Io sono uno dei vostri, perché ho cominciato proprio con la radio. Siamo parte della grande famiglia della radio”.
Con queste parole l’attore rivendica il legame con un mezzo che gli ha permesso di “bruciare i tempi” rispetto ai lunghi e tortuosi percorsi del teatro dell’epoca. Ma il vero fulcro dell’intervista è un aneddoto irresistibile sulle sue origini: il clamoroso rifiuto subito dall’Accademia dei Filodrammatici di Milano.
Con la consueta verve, Sordi racconta di quando la direttrice dell’epoca gli consigliò senza mezzi termini di cambiare mestiere a causa della sua dizione troppo “popolare” e legata alle sue radici romane. «Lei non potrà mai diventare un attore», gli dissero. Una profezia decisamente errata, smentita poi dall’arrivo del Neorealismo, che ha trasformato proprio quel suo modo naturale di parlare e di somigliare alla gente comune nel suo più grande punto di forza.
Non manca, infine, un prezioso consiglio dedicato ai giovani che vogliono intraprendere la carriera cinematografica — incentrato sulla serietà e sulla reale vocazione — e un regalo finale per tutti gli ascoltatori: uno storico saluto “radiofonico” che vi riporterà dritti alla fine degli anni ’40.
Un’intervista imperdibile, sospesa tra nostalgia, risate e una grandissima lezione di vita e di cinema.





